Il paesaggio del Comune di Caorle è costituito da un territorio di bassa pianura, che si estende dolcemente verso il mare, intervallato da specchi lagunari e da un reticolo di fiumi, canali e rogge ben delimitate da alti argini che solcano le terre coltivate. Queste vaste aree, ordinate dalle geometrie della bonifica, un tempo erano paludose, e i confini fra terra e acqua niente affatto così netti. Furono prosciugate dall’intervento già del genio idraulico romano. Imponenti investimenti economici e di forza lavoro sono durati fino a pochi decenni orsono. II paesaggio della bonifica ha assunto l’aspetto attuale nel secolo scorso, favorendo l’affermazione di un’agricoltura estensiva, integrata in un ambiente ancora pieno di fascino, ben evidente a Ca’ Corniani: un notevole esempio di architettura rurale tipica della campagna veneta.
Caorle è oggi sinonimo di mare e spiaggia, ma soprattutto di storia e natura. A differenza di tante altre località balneari della costa adriatica, Caorle vanta un passato che rimane inciso nelle pietre dei suoi monumenti, nei “rii terà” (canali interrati), nell’atmosfera di villaggio di pescatori che si respira ancora fra le case colorate del centro storico e sull’isola dei casoni in canna palustre. Recenti studi hanno permesso di scoprire nel sito di San Gaetano reperti risalenti all’età del bronzo a testimonianza dell’esistenza anche in queste zone di insediamenti Paleoveneti, civiltà che si sviluppò nel primo millennio avanti Cristo nell’Italia Nord Orientale. Di notevole importanza è stato il rinvenimento, al largo della costa di Caorle, nel 1992, di una nave romana che trasportava un carico di anfore. La zona corrispondente oggi a Porto Falconera era utilizzata come porto naturale dalle imbarcazioni che risalivano il fiume Reatinum, l’odierno Lemene, fino alla colonia di Julia Concordia, oggi Concordia Sagittaria.
A Caorle, dove già i Romani avevano creato una struttura portuale, l’insediamento stabile, che diventerà centro urbano, comincia a sorgere nel V secolo d.C. quando gli abitanti dell’entroterra, in particolare della città romana di Concordia, per sfuggire alle invasioni barbariche cercarono rifugio nell’isola chiamata allora “Caprulae”, forse per la presenza di capre selvatiche. Nell’XI secolo la gente di Caorle volle edificare il duomo di Santo Stefano e il campanile a struttura cilindrica, oggi simbolo della città e in passato torre di guardia. Un punto di riferimento per chi solcava il mare, come un punto di riferimento è la chiesa della Madonna dell’Angelo ricostruita nel XVIII secolo e protetta da una suggestiva scogliera scolpita.
Il destino di Caorle fu legato anche a Venezia, per il fatto di essere punto strategico di transito delle merci che, via mare, risalivano verso il Nord Europa lungo i fiumi navigabili. Ma lo spirito di autonomia della gente di Caorle dalla città del Doge rimase indomito, tanto che si tratta di una delle poche comunità che non adottarono a proprio simbolo il Leone marciano, manifesto esplicito del dominio veneziano. La raccolta di attrezzi e oggetti attinenti la vita marinara di varie epoche e la scoperta nel 1995 di un relitto militare del XIX secolo, fanno ritenere che il mare di Caorle custodisca numerosi relitti di imbarcazioni e che future ricerche potranno chiarire il ruolo di questi lidi nella storia delle rotte adriatiche. Considerando l’alto valore di queste risorse, la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e il Comune di Caorle hanno avviato il progetto per la realizzazione del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea di Caorle, con sede nell’Azienda Agricola Chiggiato, esempio significativo di architettura rurale d’inizio 1900. L’azienda ospita anche il Centro Promozione Prodotti Agricoli. A breve distanza anche il moderno polo fieristico.
Caorle, dal secondo dopoguerra, diviene una delle spiagge più note della costa adriatica dove il turista trova molte offerte alternative alla vita balneare: gli appuntamenti della tradizione, la possibilità di praticare sport e interessanti escursioni nel territorio. La seconda domenica di luglio si svolge la festa della Madonna dell’Angelo con una doppia processione dal santuario al duomo. La festa risale al 1741, quando il vescovo Trevisan Suarez chiese con un voto alla Vergine intercessione a difesa dei diritti della pesca nelle acque della laguna. Dopo la processione, l’incendio del campanile della chiesetta simboleggia il ritorno della Madonna al piccolo santuario affacciato sul mare. Ogni cinque anni il simulacro della Vergine è portato in mare con una solenne processione di decine e decine di imbarcazioni dei pescatori, a ricordo dell’antico rinvenimento miracoloso tra le onde della statua che la leggenda vuole essere stata portata a riva con l’aiuto delle reti da pesca e poi collocata nel santuario, allora fatiscente chiesetta, da un gruppo di bambini. Nella prima metà di giugno si svolge il “Concorso Nazionale Scogliera Viva” che richiama artisti internazionali a realizzare grandi sculture sui blocchi di pietra della scogliera. E ancora, la terza domenica di settembre si ripete la rievocazione storica del ratto delle donzelle in costumi d’epoca, manifestazione nota come “Caorle Vivistoria”. Si tratta della ricostruzione di quanto accaduto nel febbraio del 932, quando i caorlotti liberarono dodici promesse spose veneziane rapite dai pirati slavi il giorno delle nozze. La giornata è animata anche da una delle tradizioni più radicate tra i pescatori, la “Fraima”, una gara con le tipiche imbarcazioni di laguna per rievocare che un tempo l’equipaggio che per primo entrava nel mercato decretava il prezzo migliore del pescato. Sempre a settembre l’iniziativa “Teatro in strada” raccoglie artisti internazionali che si esibiscono nelle calli e nelle piazze del centro storico. Per gli appassionati di nautica Porto Santa Margherita ospita a fine giugno la regata velica 500X2. Si tratta di una classica dell’Adriatico di forte richiamo che copre un percorso di 500 miglia, sulla rotta Porto Santa Margherita – Caorle – Sansego (Croazia) – Isole Tremiti e ritorno.
Caorle conserva ancora un patrimonio naturale prezioso: alcuni tratti di costa caratterizzati da lembi naturali come le dune e le pinete a Duna Verde, ma soprattutto la laguna e le valli. Si tratta di migliaia di ettari dove regnano incontrastati silenzio, canneti, distese chi sa apprezzarlo e rispettarlo sicuramente da non perdere è una visita a Vallevecchia: bonificata negli anni ’60, è interessata oggi da un piano di ripristino ambientale e sede di un Centro di Educazione Naturalistica. L’area, gestita da Veneto Agricoltura, comprende anche la suggestiva spiaggia della Brussa con la sua pineta: alcuni servizi sono stati delegati al Consorzio Insieme di Portogruaro. Il Consorzio, che riunisce cooperative impegnate nell’area sociale, culturale e naturalistica, si occupa di: gestione dell’area di sosta, manutenzione delle aree verdi, raccolta rifiuti, progettazione ed esecuzione di proposte di educazione, animazione e divulgazione naturalistica. Il progetto è basato su un concetto di solidarietà economica, dove le attività più produttive concorrono al sostegno di progetti meno redditizi, come l’attività educativa. L’impegno è quello di applicare un modello di gestione complessivo e coordinato, che ponga in relazione armoniosa gli aspetti della fruizione con quelli di protezione dell’area, a dimostrazione che l’utilizzo razionale delle risorse naturali può produrre occupazione e vantaggi economici oltreché vantaggi sociali e ambientali, massimizzando il rapporto benefici/costi e costituendo un fattore di riequilibrio del sistema territorio-ambiente.





